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MENTRE IN ITALIA L’OCCUPAZIONE CALA, IN AMERICA CENA DI GALA (con endorsement)

Secondo i dati Inps (diramati oggi), nei primi 8 mesi dell’anno (rispetto allo stesso periodo precedente) :
– assunzioni piene (sgravi fiscali job’s act) -32,9%
– licenziamenti per giusta causa (ex art. 18) +31%
– voucher (nuova frontiera del precariato) + 36% .
Intanto, a fronte di 122 miliardi di evasione fiscale nel 2015, il Governo si prepara ad un nuovo condono, ricomprendente anche i soldi tenuti sotto il materasso.
Visto che si trova da Obama, Renzi (fra du spaghi e una tagliata) ha provato a chiedergli come loro si comportano con gli evasori…?

ROBOT’S ACT

Lo sapevate che il 47% dei posti di lavoro verrà sostituito dall’automazione nel giro di 10-20 anni ?
Ormai quasi tutti i settori lavorativi possono essere computerizzati, per via della maggior disponibilità di dati a cui algoritmi sempre più sofisticati sono in grado di attingere.
Ovviamente ciò preoccupa poco la classe politica, “distratta” a concentrarsi unicamente sul corto periodo del proprio mandato.
Ma spesso si controbatte sottolineando i posti di lavoro creati dalle nuove tecnologie (argomento che si tira fuori sempre per compensare la distruzione delle vecchie professioni) : ebbene, la percentuale di americani che lavora nella cosiddetta new economy è solo il 5% !
Elementare, Watson ..?
A proposito, Watson è il superalgoritmo sviluppato da IBM che pare sostituirà , ad esempio, i medici nella diagnosi delle malattie…
Dapprima i motori hanno sostituito il lavoro manuale, poi i Pc il cervello deputato a fare calcoli e, prossimamente, arriveranno i “quantum” computer che sostituiranno anche i lavori intellettuali : così l’era della disoccupazione tecnologica sarà sempre più vicina !
Cosa resta …? Quale sarà il modello sostenibile nel futuro ?
L’unica risposta sarà il “reddito di base incondizionato” ed il pagamento delle tasse (certo) per le imprese tecnologiche e multinazionali.
In Italia, il Job’s Act ci è costato 20 miliardi di incentivi alle imprese e sta diventando un Flop’s Act…
Ma se facessero pagare il dovuto a Google, Amazon, Facebook, Apple (che hanno versato solo 15 milioni di imposte nel 2015) , si potrebbe quasi finanziare il “reddito di cittadinanza” …
Così, tanto per cominciare a portarci avanti , prima che arrivi l’era del “Robot’s Act” …

JOBS ACT ? NO, PRECARI ACT !

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro attribuisce lo status di disoccupato solo a chi ha fatto almeno un tentativo di trovare un lavoro durante gli ultimi 30 giorni. Ebbene, secondo l’Eurostat, quasi 4,5 milioni di Italiani che sarebbero disponibili a lavorare non hanno fatto alcun tentativo durante il primo trimestre.
Si tratta del dato più alto di sempre (i dati iniziano dal 1998) : per ogni 100 italiani che lavorano, ce ne sono 15 che cercano un lavoro, e altri 20 che vorrebbero lavorare ma non stanno cercando attivamente.
Sempre secondo Eurostat, è il dato più alto tra tutti i 28 paesi dell’UE e il principale motivo che spinge così in alto il dato italiano sembra essere lo scoraggiamento: dopo aver cercato e non aver trovato lavoro, molti italiani perdono le speranze di ottenere un’occupazione decente e si ritirano nelle faccende domestiche o in attività di economia sommersa.
Ma (come ho detto ieri) “tutto va ben, cari elettori PiDuini e cespugliotti dì stampella al Governo…!”

TUTTO VA BEN, CARI ELETTORI PiDuini !

Ricordate che solo qualche mese fa, quando il mondo del lavoro dava timidissimi segnali di ripresa, il Governo e l’intero Pd sbandieravano su tutti i canali televisivi il trionfo del Jobs Act e degli 80 euro ?
Ricordate che qualcuno, invece, si permetteva di far notare che in tutta Europa si stava verificando una fortunata congiuntura economica, di natura temporanea: prezzo del petrolio in costante calo, svalutazione dell’euro e repressione del costo del debito grazie al Quantitative Easing di Draghi ?
Ebbene, adesso l’Istat certifica che il mondo del lavoro, lungi dall’essere uscito dalla spirale, è ancora in “crisi nera”.
A giugno 2015 si sono registrati infatti 22 mila occupati in meno rispetto a maggio e 40 mila occupati in meno rispetto a giugno 2014.
La disoccupazione torna così al 12,7% (21% nel meridione) e quella giovanile tocca il record storico del 44,2%.
Dunque il Governo si è impegnato in questi mesi solo a confondere le idee (ma non ci vuole molta fatica, visto il livello dell’elettore medio!): prima si è attaccato alla congiuntura internazionale per vantare meriti che non aveva, poi ha glorificato ciò che si chiama “Jobs Act” (ma che si legge “deflazione salariale”) attraverso i numeri delle nuove assunzioni, senza ricordare che queste assunzioni erano quasi tutte riconversioni di contratti a tempo determinato in contratti a tutele crescenti.
Peccato che il contratto a tutele crescenti sia tutto meno che un contratto di lavoro stabile: fino al terzo anno di lavoro la protezione del lavoratore dal licenziamento è ridicola, ed è logico attendersi fra un paio d’anni una gigantesca operazione “usa e getta” da parte dei datori di lavoro.
Dopodichè è probabile che finisca lì, per mancanza di fondi per il suo rifinanziamento!
Come (modestamente) ho più volte sostenuto, lo (s)Governo Renzi in più di un anno non ha fatto altro che prendere tempo e peggiorare la situazione, ritirandosi davanti alle uniche due battaglie politiche sensate in un contesto di disoccupazione di massa: la battaglia per l’intervento nell’economia attraverso gli investimenti pubblici (alla faccia dei folli vincoli europei e dell’euro) e quella per il reddito di cittadinanza. Perché il lavoro non si crea con la precarietà, ma con gli investimenti e il sostegno economico ai più deboli.
Ma adesso il ministro del lavoro Poletti ci dice “no problem, tutto va ben madama la marchesa e carissimi elettori PiDuini: a settembre vedrete che avremo migliaia di posti di lavoro in più” !

JOBS ACT ? NO, PRECARIATO ACT !

 

Sull’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (che disciplina in particolare il caso di licenziamento illegittimo – ovvero effettuato senza comunicazione dei motivi, ingiustificato o discriminatorio – di un lavoratore) Renzi ha ragioni da vendere : poiché questo garantirebbe lavoro già a chi ce l’ha, e NON a chi non ce l’ha, per perseguire la parità dei diritti sanciti costituzionalmente occorre prevedere il licenziamento, anche “senza giusta causa”, per TUTTI !!!
Mi chiedo e lo chiedo, in particolare, a quel 40% che (secondo sondaggi) continua imperterrito a sostenere Renzi, se il problema della mancanza di lavoro sia l’art. 18, oppure:
– la legge Fornero, che ha procrastinato di dieci anni il turnover pensionati/nuovi occupati
– la forte pressione fiscale sui privati e sulle Aziende che disincentiva nuove assunzioni
– la recessione economica in atto dovuta anche alla globalizzazione dei mercati
– la finanza speculativa
– la scarsità di domanda interna
– la burocrazia e l’incertezza del “diritto” che disincentiva ad investire nel nostro Paese
– gli ultimi 20 anni di politica senza riforme
– l’Euro che vale 1.000 delle vecchie lirette
– le Banche che non prestano i soldi , malgrado gli incentivi Draghoniani (ma a chi dovrebbero prestarli, in mancanza di ripresa di produzione e lavoro stabile…?)
D’altra parte, quella del lavoro “atipico”, è una specialità della casa Renziana: suo padre Tiziano docet ! In trent’anni di attività, su dieci società gestite, un solo lavoratore regolarizzato a tempo indeterminato (il giorno prima di entrare in politica) : il figliol prodigo Matteo.
Il “TIZIANO ACT”, insomma !