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IN MEN CHE NON SI DIKTAT

L’EuroSummit ha raggiungo un’accordo (agreakment) per il salvataggio della Grecia (che diventa un protettorato della Germania), con 85 miliardi di aiuti garantiti da un “fondo di privatizzazione”.
Ma, prima di essere attuato, dovrà essere ratificato dai governi dei 16 Stati europei, dal Parlamento Greco (che dovrà approvare pesanti riforme entro due giorni), da quello Tedesco e da quello…Finlandese.
In men che non si diktat, insomma !
E questo la dice lunga sugli Stati (dis)Uniti d’Europa…

O NUOVI TRATTATI, O FUORI LA GERMANIA DALL’EURO

Occorre modificare i trattati e forse un nuovo modello d’Europa non può che rinascere dalla culla della democrazia che è la Grecia.
La Grecia è la terra del “mito” e i giovani greci, votando NO al referendum, chiedono un altro mito, diverso da quello proposto dalla Merkel e avvalorato dal suo cane da riporto, Renzi.
Altrimenti, che sia la Germania ad uscire dall’Euro, visto che il cambio forzato dell’EuroMarco verso le altre valute ha di fatto favorito solo i prodotti tedeschi in Europa dove la Germania piazza il 63% delle proprie esportazioni , comprando anche le nostre Aziende migliori (più di 50 asset passati in mano ai tedeschi).
L’austerità fine a se stessa ha prodotto in Grecia una caduta del Pil del 25% e in Europa 23 milioni di disoccupati in più rispetto a prima.
E’ vero che la Grecia è stata malgovernata per decenni e alla fine ha anche taroccato i bilanci per entrare nell’Euro, ma i conti sono stati truccati da chi ? Forse dal popolo, che pensava (ignaro) di vivere in un boom economico e quindi accettava di buon grado i finanziamenti propostigli dalle Banche senza garanzie, o da qualcun altro….???

IERI, OKI, DOMANI

All’indomani del voto sul referendum, ecco una rassegna delle balle dei media sulla Grecia, masticate ingerite e digerite da gran parte della popolazione europea (slurp!):
1) In Grecia si va in pensione troppo presto FALSO
La Grecia pre-austerità aveva un’età media delle pensioni fissata a 61,9 anni per i maschi, sostanzialmente in pari con il resto d’Europa. E’ vero che c’erano tantissime deroghe per lavori considerati “usuranti” (ma che tali non erano) , ma adesso, rispetto al resto dell’UE, la Grecia possiede uno dei requisiti più stringenti: si andrà in pensione a 67 anni.
2) In Grecia ci sono troppi dipendenti pubblici FALSO
In Grecia i dipendenti pubblici rappresentano meno dell’8% della forza lavoro occupata, come in Germania e in media con l’eurozona, avendoli peraltro dopo l’austerità diminuiti del 25%.
3) La spesa pubblica greca è troppo alta FALSO
La Grecia è sotto la media dell’eurozona avanzata ed è molto distante dal 50% della spesa pubblica rispetto al Pil (meglio della stessa Italia).
4) La Grecia non ha fatto le riforme strutturali FALSO
Come visto, i tagli al settore pubblico e al sistema pensionistico sono stati drammatici. Si aggiunga che durante l’austerità la contrattazione collettiva è stata eliminata (Tsipras vorrebbe ripristinarla). Ma non basta: nel 2010 si trovava al 109° posto nella classifica dei Paesi dove è più conveniente aprire un’impresa e fare affari. Nella stessa classifica del 2015 la Grecia è al 61° posto, scalando decine di posizioni e avvicinandosi moltissimo all’Italia.
5) I greci lavorano poco FALSO
Non c’è alcuno, nel mondo occidentale, che lavora più dei greci durante la settimana. La Germania, Paese più sviluppato e quindi meno dipendente dal lavoro umano, vede i suoi lavoratori impegnarsi in media per 35 ore a settimana, sette in meno del greco medio.
6) La Grecia è in crisi per il suo debito pubblico troppo elevato, dovuto alla corruzione FALSO
È una crisi da debito privato (favorita dall’euro e dalle banche estere) e non da debito pubblico. Se esplode anche il rapporto debito pubblico/Pil (dal 125% del 2010 al 180% di oggi) è perché l’austerità fa esplodere la disoccupazione (dal 7% al 25%) e fa calare le entrate fiscali dello Stato, insieme al Pil (-25%).
7) La Grecia merita l’austerità perché non restituisce i debiti che ha contratto FALSO
Come detto, c’è un problema di indebitamento privato con le banche estere, soprattutto tedesche e francesi. Queste inondano di credito famiglie, imprese e banche greche dall’entrata nell’euro della Grecia al 2007, perché la Grecia non può più svalutare la moneta (e insieme ad essa i suoi debiti) e vede i suoi tassi di interesse diminuire a causa dell’euro (e quindi le risulta più conveniente chiedere prestiti all’estero). Con la crisi americana del 2008, che contagia l’Europa, le banche tedesche e francesi stoppano all’improvviso i finanziamenti ai greci e pretendono indietro i loro crediti. L’austerità e i “salvataggi” attraverso i fondi Salva-Stati servono a far rientrare queste banche dai loro crediti, non ad aiutare il popolo greco a rialzarsi. Ecco la dimostrazione: i prestiti dei fondi Salva-Stati alla Grecia finiscono per il 90% alle banche tedesche e francesi, salvandole. In parallelo aumentano i debiti pubblici dei Paesi che hanno partecipato al finto “salvataggio” greco (l’Italia con 40 miliardi) e il debito pubblico greco (240 miliardi di “salvataggi”). Ma è un debito illegittimo, scaricato sulle spalle dei cittadini greci ed europei per salvare le banche private che grazie all’euro hanno potuto prestare senza alcuna attenzione ai fondamentali delle economie finanziate.
8) La Grecia ha truccato i conti pubblici VERO
ma……con l’aiuto di Goldman Sachs e la supervisione della UE, e attraverso governi amici della Troika (a guida Neo Demokratia e Pasok). Questo perché la Grecia dentro l’euro era utile all’Europa tedesca per abbassare il valore dell’euro rispetto al marco. Tutti gli analisti sapevano dei trucchi contabili greci/Goldman Sachs. Una cosa simile è stata fatta con l’Italia, che non rispettava il parametro del debito/Pil dettato da Maastricht (60%) ma è stata comunque accolta nell’euro perché fuori dall’euro, con la sua moneta sovrana e svalutabile, avrebbe fatto una tremenda concorrenza al mercantilismo tedesco. Capito ?????????
DULCIS IN FUNDO Si parla molto degli armatori greci che non pagano le tasse (cosa evidentemente odiosa) ma forse ci si dimentica dei soldi pubblici che il nostro Stato ha regalato alla FIAT. Miliardi di euro (7,6 secondo la Cgia di Mestre, esclusi gli ammortizzatori sociali), piu’ incentivi di ogni genere, piu’ vere e proprie aziende regalate al gruppo FIAT, lo stesso gruppo che ha ripagato i favori ricevuti grazie alla tasse dei cittadini delocalizzando in Polonia, Brasile e Argentina o portando la sede fiscale in Regno Unito !!!!
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Alberto d’Anna

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GRECIA: PENSAVO FOSSE AMORE(vole cura) INVECE ERA UN CALESSE

Un paese che si sente sotto cura drastica si è rivoltato contro il medico che aveva pronosticato sei anni fa un forte raffreddore “colposo” (per via dei trucchi al bilancio, peraltro ben conosciuti da chi doveva accettare l’entrata nell’euro della Grecia) e invece adesso (post cura) si ritrova con una polmonite (avendo nel frattempo perso il 25% del Pil).
Poiché il medico pretende una forte parcella, l’elettorato ha rifiutato l’ulteriore medicina proposta al cavallo, sospettando più un dopaggio che una cura (su ammissione dello stesso FMI).
E il cavallo ha deciso di disarcionare la Merkel dal calesse…
“Corri cavallo, corri di là…
Oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh”

BRICCONI o BRIC ?

A poche ore dal risultato del referendum in Grecia, nessuno sa che cosa succederà alla Grecia e all’Europa, se vincerà il SI o il NO.
Quindi, appelliamoci a Socrate e al “so di non sapere”.
Ma, premesso che personalmente tifo per il “NO” (che non vuol dire fuori dall’Europa ma costruiamo una nuova Europa), una cosa la so: che esistono i Bricconi.
Chi sono costoro? Sono le medesime entità europee del neo-liberismo di Berlino, Strasburgo e Bruxelles unite indissolubilmente a quelle di Washington , perché la c.d. Europa che non funziona in modo unificato è unita si ma alla Nato e agli USA che la comandano!
E allora perché non sperimentare un’altra strada: abbandoniamo i Bricconi ed uniamoci ai Bric (Brasile, Russia, India, Cina), paesi che che condividono una situazione economica in via di sviluppo, una grande popolazione , un immenso territorio, abbondanti risorse naturali strategiche e, cosa più importante, sono stati caratterizzati da una forte crescita del prodotto interno lordo e della quota nel commercio mondiale, alla faccia del Ttip l’accordo commerciale del libero scambio che, attraverso l’abbattimento totale delle tariffe e degli standard applicati ai prodotti, ci renderebbe definitivamente e indissolubilmente dipendenti dagli USA e dalle loro multinazionali.